Un recente studio delle università di Wageningen e di Utrecht mette in luce dati allarmanti sui cambiamenti climatici e sulle ripercussioni per l’agricoltura e il sostentamento di intere popolazioni.
Secondo lo studio, pubblicato il 12 luglio scorso da Nature Sustainability, le attività di circa 129 milioni di agricoltori dipendono dall’acqua che si scioglie dai ghiacciai dell’Himalaya. E i ritmi con cui i ghiacciai si stanno sciogliendo stanno accelerando.
La ricerca per la prima volta ha dimostrato scientificamente, con dati ed evidenze, come i volumi di ghiaccio e neve sono determinanti per l’approvvigionamento idrico dei bacini fluviali dell’Asia meridionale e quanto la vita di persone e campi dipendono da questa fonte.
Con oltre 900 milioni di abitanti, i bacini fluviali sud-indiani dell’Indo, del Gange e del Brahmaputra sono tra le aree più densamente popolate del mondo. In larga misura, l’approvvigionamento idrico in queste aree dipende dallo scioglimento dei ghiacciai e della neve dall’Himalaya. Le acque che ne derivano vengono utilizzate per l’irrigazione delle colture, soprattutto nei periodi di siccità e di scarse precipitazioni.
La dipendenza è maggiore nel bacino dell’Indo, dove le piogge sono ridotte. Nella stagione secca fino al 60% del totale dell’acqua utilizzata per l’irrigazione proviene dallo scioglimento della neve e dei ghiacciai. Nelle pianure alluvionali del Gange la dipendenza è relativamente inferiore, ma quell’acqua è ancora una fonte essenziale durante la stagione secca, soprattutto per la coltivazione della canna da zucchero.
Quest’acqua da sola serve a coltivare cibo per 38 milioni di persone.
I ricercatori hanno studiato come l’acqua che si scioglie da ghiacciai si unisce alle precipitazioni e alle acque sotterranee mentre scorre a valle, come viene distribuita attraverso i diversi e complessi sistemi di irrigazione e come viene impiegata nelle differenti coltivazioni.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che un terzo del volume totale di ghiaccio in Himalaya potrebbe scomparire entro la fine del 21 ° secolo. E considerando il processo di scioglimento accelerato e la crescente imprevedibilità del monsone, i ricercatori invitano a prendere provvedimenti tempestivi: gli agricoltori dovrebbero cambiare la tempificazione delle loro semine o passare a colture che richiedono meno acqua. Un cambiamento che dovrebbe essere guidato da decisioni politiche e per cui le informazioni scientifiche dovrebbero rappresentare il punto di partenza per supportare e intraprendere le azioni più adeguate.
Questo studio è stato condotto nell’ambito del grande progetto Hi-Aware, The Himalayan Adaptation, Water and Resilience, che sta studiando l’adattamento ai cambiamenti climatici nei bacini fluviali dell’Indo, del Gange e del Brahmaputra. La ricerca continua e si concentrerà sull’identificazione di possibili strategie, alternative e soluzioni in grado di fronteggiare una probabile crisi idrica.
Questi nuovi dati sono solo un’ulteriore conferma: i cambiamenti climatici rappresentano un problema globale, cruciale e urgente per tutto il nostro pianeta. Eppure c’è ancora qualcuno che pensa che il fenomeno non ci riguarda da vicino e che non costituisce una vera emergenza e c’è anche chi crede che sia solo un nuovo tema di moda legato a dinamiche reversibili…