Si stanno testando gli ultrastrasuoni per proteggere le colture dai danni degli animali selvatici in modo sostenibile.

La fauna selvatica è in aumento in diverse parti d’Europa e soprattutto in Toscana il fenomeno sta acquisendo dimensioni preoccupanti, nella regione risulterebbero oltre 400.000 esemplari, soprattutto cervi e cinghiali. I danni che questi animali possono provocare agli agricoltori sono importanti e pregiudicano il loro lavoro e il loro reddito, per questo si stanno cercando soluzioni efficaci e sostenibili. Un progetto che sembra avere buone prospettive di successo è quello che sta conducendo il Gruppo Operativo ULTRAREP: si sta mettendo a punto un’innovativa tecnologia ad ultrasuoni per proteggere le colture, nel rispetto comunque della vita degli animali e dell’ambiente.

“Gli allevatori in Toscana hanno a che fare soprattutto con i cinghiali, nell’80 per cento dei casi, ma anche con caprioli e daini. La situazione è allarmante e riguarda quasi tutte le aziende che si occupano di viticoltura, cereali e oleaginose, frutta e verdura, soprattutto quelle situate in zone di media collina. Per ogni agricoltore ora ci sono 5 ungulati, un numero che è quasi raddoppiato in cinque anni, per questo ci auguriamo che questa tecnologia ad ultrasuoni possa davvero risultare efficace”, ha affermato Massimiliano Biagi, agronomo e direttore tecnico dell’azienda agricola Barone Ricasoli, che è responsabile del gruppo operativo ULTRAREP, ULTRAsound Animal REPeller.

Per questo gruppo operativo è stato creato un consorzio composto da 10 partner, tra cui quattro aziende agricole e due partner di ricerca. Due delle aziende agricole sono situate nella zona collinare vitivinicola del Chianti Classico, una nella zona della Val di Cornia e si occupa di produzione orticola, un’altra lavora con le piante forestali in una zona montuosa. Queste aziende sono state scelte e stanno testando la nuova soluzione proprio per le loro specifiche diverse posizioni geografiche e attività produttive.  

Biagi è agricoltore al Barone Ricasoli, un’azienda vinicola con vigneti in una delle zone più selvagge della Toscana. “La presenza di ungulati è massiccia e crea enormi problemi alla produzione di uva. Allo stesso tempo, vogliamo rispettare l’ambiente e quindi riteniamo che le recinzioni metalliche non siano una buona soluzione. Prima di costituire questo Gruppo Operativo – ha affermato Biagi – ho fatto un esperimento nel mio vigneto con dissuasori non professionali. I dispositivi emettono una serie di impulsi nella gamma di frequenze ultrasoniche, che gli ungulati trovano estremamente fastidioso e che li inducono a fuggire lungo i “corridoi della fauna selvatica”. Questi corridoi sono percorsi che conducono verso aree boschive o parchi naturali, impedendo così agli animali di spostarsi nei vigneti vicini. Questa esperienza ha portato alla creazione di un Gruppo Operativo per sviluppare ulteriormente questo sistema ad ultrasuoni. ULTRAREP si differenzia rispetto ad altri sistemi come pensiline, recinzioni con rete o dissuasori elettrici o olfattivi che hanno spesso dimostrato un’efficacia piuttosto limitata e costi di installazione e gestione elevati. “

Biagi è molto positivo riguardo alle opportunità che questa tecnologia offre: “Soprattutto in questo caso, innovazione e tecnologia offrono strumenti preziosi per tutelare il lavoro degli agricoltori. Credo anche che i risultati di questo Gruppo Operativo possano essere utilizzati anche per i predatori e alla fine speriamo di trasferire l’esperienza che abbiamo acquisito in questo progetto ad altri gruppi operativi all’interno della rete rurale nazionale e del partenariato europeo in modo che anche altri agricoltori in Europa possano beneficiare dei nostri sforzi “.

Alessandra Apicella

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